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Giovedì, 12 Gennaio 2017 09:26

Bianco e Azzurro

 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La Partenope Rugby è la sezione rugbistica dell'Associazione Polisportiva Partenope, club sportivo con sede a Napoli.

Tra i club di rugby XV più famosi d'Italia, la squadra vinse due volte il campionato nazionale, nel 1965 e 1966. La sua sezione giovanile ha vinto 9 volte il titolo italiano.

Dopo lo scioglimento del club nel 1969, esso fu rifondato nel 1978 da Sandro Gelormini come Amici Pro Partenope che poi sarebbe ridiventata sezione della Polisportiva.

 

 

La storia continua... Partenope Rugby

 

 

Domenica, 07 Gennaio 2018 12:15

Come Eravamo

 

La retorica non è materia dei Rugbisti, figuriamoci degli Old, e non piace a prescindere. Ma possiamo dire forte che il Rugby ha lasciato in noi, veterani della Partenope, tali e tanti insegnamenti che si stenta a credere che gli stessi non si ritrovino in tutti quelli che hanno praticato questa meravigliosa disciplina (a tutti i livelli!). La vita ci ha offerto una nuova opportunità, quella di condividere emozioni che pensavamo ormai sopite, e si è sicuri che chiunque può cogliere questo regalo continuando semplicemente a stimarsi e volersi bene, sui campi e fuori.

 

Giovedì, 12 Gennaio 2017 09:26

Chi Siamo

Chi siamo...

siamo ex rugbisti, veterani, qualche genitore di ragazzi e ragazze che praticano questa disciplina, operai, impiegati, professionisti ecc. Appassionati, uomini e donne che credono nei valori dello Sport, in particolare del Rugby come scuola e filosofia di vita. 

Vogliamo ritagliare e offrire uno spazio sociale a chi vuole provare a misurarsi con se stessi. Noi veterani sappiamo quanto il Rugby possa essere la risposta a questo desiderio, sappiamo come si possa crescere in contesti semplici ma con valori nobilissimi. 

Vogliamo trasmettere il "virus" del Rugby alle nuove generazioni. 

Vogliamo passare loro la palla finchè sia giocabile. 

Vogliamo dare il nostro contributo a Napoli e nel mondo nella maniera che meglio conosciamo: attraverso l'arte del Rugby. 

Vogliamo che si sappia che il "Terzo Tempo" non è il saluto finale sul campo, ma un dopo partita in compagnia, in cui si mangia e si beve in allegria, lontano dal campo, un contesto dove si cementano nuove e vecchie amicizie. 

Non abbiamo usato il termine "vorremmo", abbiamo la determinazione rugbistica per usare il "vogliamo", siamo abituati a scendere in campo non con la speranza di vincere ma con la voglia di andare in meta. 

I veterani della Partenope Rugby Old

 

Dove Siamo...

 

 

Lunedì, 16 Gennaio 2017 08:32

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Venerdì, 12 Gennaio 2018 19:10

Festa di Fine Anno 2016

Festa di Fine Anno 2016

Il 29 dicembre 2016 allo stadio Albricci avrà luogo il I° ALL TOGHETER PARTENOPE RUGBY un evento a cui potranno partecipare tutti gli appartenenti della grande famiglia della Partenope, un evento ora istituzionalizzato ma che esiste da immemorabile tempo dove oltre ad alcune partite a ranghi "supermisti" l'immncabile Terzo Tempo farà da corollario ad una splendida serata anche di autofinanziamento .alltogheter

 

Il programma sarà il seguente:

ore 17:30 - Partita U16 vs U18

Match con in palio un premio molto particolare..... la rasatura della testa del capitano della squadra perdente!

ore 18:00 - Partita Juniores Vs Parents

Lo scontro titanico vedrà contrapposti i ragazzi della Junior a ranghi misti contro i genitori MAMME COMPRESE che dopo aver dato manforte alla causa per un anno intero potranno anche loro vivere l’indimenticabile sensazione del campo

ore 18:30 - Partita Seniores Vs OLD
Match giocato più volte e mai vinto dai ragazzi della Seniores, infatti, come sempre si giocherà con regole OLD, nel senso che gli OLD fanno le regole al momento come più conviene..... chi perde paga la birra

ore 19:30 Aperitivo e premiazioni

Allietati dai baccanali che il nostro Staff di chef sapranno regalarci si procederà con premiazioni e saluti....

sempre FORZA PARTENOPE !

Venerdì, 12 Gennaio 2018 19:02

Ma voi ve lo ricordate il Fango...

Ma voi ve lo ricordate il Fango...

Da qualche tempo, soprattutto in politica e questo già non è un buon inizio, sento parlare del "Fango", e dei suoi concetti a corredo, ad esempio "macchina del Fango", ecc.
Ecco mi sono ritrovato a pensare che si dovrebbe andare più cauti nel parlare del Fango. Naturalmente mi riferisco ai politici e magari a coloro che parlano (... attenzione non vi è alcun riferimento ad amici o conoscenti ...) pensando con il cervello degli altri. Coloro che (...di certo tutti ne abbiamo conosciuto uno/una...) non avendo avuto tempo per formarsi una propria concezione usano i concetti di altri, magari famosi o che sono diventati qualcuno, perchè fa tendenza e poi se lo dice uno importante... ecc. ecc..
Dicevo del Fango, io la parola la scrivo con la effe maiuscola, perchè noi (...stavolta parlo degli amici del Rugby...) il Fango lo conosciamo, perchè (...e aggiungo per fortuna...) qualche volta abbiamo fatto i conti con lui, ma "quando è accaduto è sempre stato un successo".

  

Oggi un eventuale soggetto che viene addidato con l'intento di arrecargli offesa, nell'accezione comune, viene infangato. Se si vuol far del male a qualcuno, intendo alla sua immagine, lo si infanga. Così come si infanga la memoria, e via proseguendo.
Ma voi ve lo ricordate il Fango? Quello a cui si pensava svegliandosi di mattina con un tempo da cani, sapendo poi di doverci fare i conti durante le partite in inverno. Cos'era un misto di preoccupazione e di eccitazione, il Fango è parente stretto del rugbysta. Di certo una delle immagini più eloquenti di un giocatore di Rugby è proprio quella infangata. 
Qui, a proposito di questo argomento, nel caso che questi liberi pensieri vengano letti dai non addetti ai lavori, posso passare anche per sbiellato, però oggi mi mette a disagio sentir parlare in questi termini del Fango.
Io, a quelli che si espriomono senza sapere, li porterei su un campo ben preparato, e senza pretendere di certo che si sappiano muovere come i rugbysti, gli farei fare conoscenza con il Fango. Capirebbero di cosa si tratta, e cioè terra e acqua. Chissà forse capirebbero o forse no, dipende dalle capacità che si ha ad emozionarsi, sentirsi parte di quel campo, chiedergli di essere suo amico durante gli ottanta minuti in cui sarai tutt'uno con esso.
Non è che si vuol trovare sempre la metafora della vita in questo gioco, ma a me viene così. La rabbia che trita il buon senso sta proprio nel fatto che a parlare sono sempre coloro che non sanno, e non sanno in genere. Vogliamo parlare di Fango con i Genovesi? Oppure con le genti che da poco se lo sono visto in una forma per niente poetica. Io penso che queste genti meritino più rispetto quando si parla del Fango. Per i lutti e le distruzioni che hanno subito. Perchè hanno conosciuto il Fango assassino, quello che la natura violentata ha usato come arma. Mentre qualche inetto continua ad usare questo termine per offendere.
Io ricordo i consigli dei maestri del nostro sport, il campo dell'Albricci era grigio topo, l'erba si era rifugiata sotto terra (...tra poco sarebbe iniziata...), noi splendidi con la divisa abbagliante, maglia bianca e azzurra, pantaloncini bianchi e calzerotti bianchi, magnifici bersagli,ci raccomandavano: "ragazzi appena fuori buttatevi nel Fango". Cosa volevano dirci? Oggi direi che forse si trattava di un rito pagano, un sacrificio al dio del Rugby, uno scotto da pagare per poter poi giocare e divertirsi. Come a dire: "siete troppo belli (puliti), non vi si può guardare, entrate e buttatevi nel Fango", naturalmente il tutto detto in Napoletano. Del resto dopo qualche fase di gioco, per quelli che non avevano seguito il buon consiglio, ed avevano conservato lo splendore intatto della divisa, l'unico pensiero che ci frullava era: "ma si venut a vede' a partita?".

 

 

Senza parlare delle preghiere rivolte al Fango, "dammi una mano, questo è grosso e sta arrivando come un treno, mi ci posso solo appendere e se va a terra scivoliamo nel Fango, aiutami a fermarlo e a non farci male". Ed era proprio così. Non so voi ma io me lo ricordo. Io mi ricordo anche il sapore del Fango. Per respirare meglio, quando si era in debito di ossigeno, si respirava a bocca aperta, e naturalmente il paradenti diventava di Fango. Dovevi tenertelo non c'era modo di lavarlo. Certe volte si era così inzuppati che non si distinguevano più le divise, sembrava quasi che ci fosse una sola squadra di trenta giocatori. E chissà che non era proprio così.
Solo un cenno per il parente stretto del Fango: il Freddo. Almeno in inverno, quando piove, quei due sono inseparabili. Mi viene da ridere quando vedo i calciatori con i guantini e le sciarpette. Ho visto foto di amici giocare sotto tormente di neve. Io stesso ricordo di partite giocate a temperature tali che il dolore per i colpi subiti alle mani ti faceva pensare che forse le avevi perse le mani. Eppure eravamo lì, a nessuno è mai venuto in mente di uscire, di lasciare i compagni. E non solo perchè si temeva di essere da meno nei confronti degli altri, io pensavo che non volevo essere da meno a me stesso. Insomma non volevo perdere neanche un secondo di quella lotta. E il Fango si faceva pesante, non cadeva neanche più da dosso, il freddo lo cementava. Per noi della mischia ad un certo punto si accendeva lo special, le scarpette sembravano ormai zampe di elefante e letteralmente zappavi. Nelle mischie perse ad un certo punto, calato li a spingere, vedevi i solchi delle tue scarpe passarti di sotto mentre ti trasportavano all'indietro. Poi però si reagiva e si recuperava. E tutto questo sempre nel Fango.

Ora comodamente a casa scrivo al computer, ma in quei momenti c'era poco da "poetare", si cercavano ormai brandelli di energia, ho visto facce che voi umani... E comunque si rimaneva in campo. Alla fine fregandosene del risultato si ringraziava che fosse finita, non si era usciti, avevamo vinto comunque. Le strette di mano tra noi e quelle agli avversari, come noi irriconoscibili, anche a quel bastardo che me passato sopra apposta, tanto prima o poi...
Il rito della doccia. Per far andare via tutto il Fango ci volevano doccie bibliche, ma non si poteva. Ci trovavamo il Fango nei posti più impensati, manco avessimo giocato nudi. Il sapone a volte non riusciva neanche a fare schiuma, manco l'acqua fosse solforosa. Quello però era il giusto miraggio, ciò a cui si tendeva nel finale.
Quindi stanchi e qualche volta pure acciaccati si finiva per tornare a casa, e per quanto mi riguarda se non ero troppo stanco, o come dicevo acciaccato, davo sfogo alla fame. Mia madre mi faceva trovare piatti di pasta enormi, chi stava di fronte a me mi vedeva scomparire dietro gli spaghetti. Quello era il nostro doping e il premio finale.Ora dopo tutte questi pensieri in libera uscita, e dopo tutti questi ricordi dovrei trovare una chiusura degna del Fango. Non sono molto capace, scrivo perchè mi si affollano i ricordi e non voglio che vadano persi, nel senso che poi li dimentico definitivamente. Il tutto è nato perchè i soliti inetti usano parole al vento, non sapendo parlare se non con i pensieri di altri, il che andrebbe anche bene, ma a venir meno di questi tempi sono proprio gli altri. Vorrei concludere semplicemente ricordando che il Fango, come ho già accennato, è solo Acqua e Terra mischiata. I saggi ci hanno detto che l'acqua è vita e la terra ci ospita (...fino a quando non si stancherà...), e sfido chiunque, in grado di intendere e volere, a offendere con questi elementi.

ai miei compagni di sempre

Luigi Gioia

Martedì, 16 Gennaio 2018 15:46

nunc est bibendum

Nunc est bibendum

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
 
 
 
 

La locuzione latina Nunc est bibendum, tradotta letteralmente, significa « ora si deve bere ». È tratta da un verso di Orazio (Odi, I, 37, 1), che aveva con esso inteso tradurre il celebre verso, νῦν χρῆ μεθύσθην (Nyn chrê methysthēn), cioè: «ora bisogna ubriacarsi», del poeta Alceo (framm. 332 V.).

Si può ricordare il motto agli amici, dopo qualche successo, per il tradizionale brindisi.

La frase completa è nunc est bibendum, nunc pede libero pulsanda tellus («Ora bisogna bere, ora bisogna far risuonare la terra con libero piede», cioè ci si può dare alla pazza gioia). Ovviamente Orazio non intendeva parlare di acqua ma di vino. Trattandosi di celebrare la morte di Cleopatra, un brindisi col calice alla mano era proprio d'occasione. L'esortazione di Alceo, invece, era dovuta alla gioia per la morte del tiranno Mirsilo.

Ecco ciò che la storia ci narra, ma lungi dal volersi paragonare a personaggi mitici, i veterani della Partenope Rugby Old hanno fatto proprio questo motto solo per ricordare che gli avversari di una volta sono i compagni di oggi, compagni che incontriamo sui campi, che indossano una maglia e colori diversi. Ma con loro condividiamo la passione per il Rugby, la voglia di farlo conoscere ai giovani esaltandone le regole a cominciare dal rispetto. Ma soprattutto condividiamo la voglia di divertirsi poichè ciò che andava fatto in passato ce lo raccontiamo con nostalgia, e per fare questo cosa c'è di meglio che farlo bevendo in compagnia.

Venerdì, 12 Gennaio 2018 19:02

15 Ottobre 2013

Partenope Rugby Old e Partenope Rugby

Ho pensato di intitolare così questo articolo, il motivo è ovvio e spiega da se anche il contenuto. Il 15 Ottobre 2013 un primo gruppo di Old motivati da antiche passioni si è ritrovato a calpestare l'erba (e il fango) del campo Albricci. E' stata una serata da ricordare, chi scrive ha vissuto quest'emozione, e spera di trasmetterne anche solo un po' a chi non era presente. E' stata una svolta, un definitivo e significativo cambio di direzione della ormai lunga (anche se esistiamo da poco) e travagliata storia degli Old della Partenope Rugby. Quel primo gruppo, in rappresentanza di tutti coloro che hanno aderito, ma anche a nome di quelli che arriveranno numerosi, ha potuto saggiare la soddisfazione di vedere coronati tanti sacrifici, tante discussioni, tante speranze che di volta in volta sembravano essere solo tali.

 

 

 

Questa introduzione ha una sua valenza solo se ad essa fa seguito un omaggio e un ringraziamento sentito alla sezione Rugby della Polisportiva Partenope. Il perchè non va ricercato in nessun particolare motivo, è semplice capire come gli Old una volta costituitisi, con un proprio statuto, erano alla ricerca di una casa dove potersi riunire, motivare le attività e realizzare i progetti (che sono tanti). La Partenope ci ha generosamente offerto una sistemazione, sono stati discussi e superati gli ostacoli di carattere squisitamente burocratico per la fruizione dell'impianto. Gli incontri e le riunioni che si sono avute hanno permesso di limare e smussare tutti quegli aspetti che era necessario discutere, alla fine gli Old della Partenope Rugby, pur conservando la loro autonomia statutaria condividono le regole e le esigenze proprie della Partenope, accomunando gli obiettivi.

 

 

La soddisfazione è notevole, e un primo segnale di ciò è il numero di adesioni, delle tante società con cui patrtecipiamo in franchigia, la stima conquistata sui campi per correttezza e sportività, e sono tante le relative intenzioni. La collaborazione è nata e certamente proseguirà. Sono già molte le iniziative proposte e da portare avanti. Gli Old si sono ritrovati non solo per calpestare assieme un campo di Rugby o per qualche terzo tempo, comunque sempre gradito, gli Old hanno da sempre messo in risalto l'aspetto filantropico dell'associazione. Ad essi mancava una spalla forte, organizzata e con tanti anni di esperienza come la Partenope Rugby. Quindi sono da condividere i ringraziamenti e gli apprezzamenti per il lavoro svolto assieme.

I veterani della Partenope Rugby Old

Martedì, 09 Gennaio 2018 12:10

Dove Siamo

Dov'è ubicata casa nostra...

 

Martedì, 09 Gennaio 2018 11:43

Il Rugby Come Stile di Vita

 Il Rugby Come Stile di Vita

 

 

Quando entri in campo il primo avversario con cui devi fare i conti sei te stesso, le domande sono sempre quelle: Sarò coraggioso? Saprò aiutare i compagni? Porterò avanti la palla? Poi ci sono gli avversari, quelli grossi, quelli tecnici, quelli cattivi. Alla fine della battaglia quando si esce dal campo a volte esci vincitore, spesso esci sconfitto di certo mai perdente.

 

Aforisma di Publio Ovidio Nasone

 

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